Teresa Michiara

📍Milano, 72, Volontaria penitenziaria Sesta Opera San Fedele,

Ho iniziato a fare volontariato in carcere nel 1994 a San Vittore, perché ero interessata a rendere più umana e rieducativa la pena in carcere, come membro della società civile, arrivando anche laddove lo Stato per burocrazia e cecità non arriva. Oggi da pensionata riesco non solo ad essere presente nelle carceri sia minorile Beccaria che quello per “i grandi” di San Vittore, ma anche a guidare la formazione dei volontari che hanno bisogno di un corso per entrare da volontari in carcere.

Credo di dire una cosa nota, sostenendo che in carcere ci sia sempre qualcosa da fare, i bisogni materiali dei detenuti sono tantissimi, ma ritengo che chi sta al di là delle sbarre abbiamo un bisogno profondo di essere guardato non per l’errore che l’ha portato in carcere, ma come un persona. Non come rifiuti, e come un membro da recuperare della società va ascoltato.

Ci sono incontri che cambiano, soprattutto chi sta dentro che per una richiesta accolta, per la traduzione di un messaggio dell’avvocato, per una lezione di lingua o per una nuova maglietta fattagli arrivare dal guardaroba, instaurano un rapporto. Poi da questi incontri anche noi volontari penitenziari capiamo le dinamiche di vita che hanno portato le persone a commettere un reato, questo accade soprattutto nel carcere minorile dove i ragazzi sono i ragazzi giovanissimi ti prendono come una figura di riferimento, sia per l’età di volontari come me che potrebbero essere i loro nonni, sia perché li ascoltiamo, cosa che né in carcere, né nelle loro famiglie fuori succede. Ogni volta che esco dai cancelli e dai posti di guardia dei penitenziari milanesi in cui faccio servizio sento il bisogno di tornare dai “miei ragazzi” in carcere, anche questo è il bello della mia esperienza di volontariato, al servizio di chi ha più bisogno di supporto.