Paola Borra

📍Bergamo (Bg), 43, Insegnante,

A 24 anni sono stata consigliata da mio padre che da sempre è molto sensibile ai bisogni dei bambini. Fare volontariato, però, non è così immediato e mi sono trovata di fronte ad una vastissima rosa di offerte e proposte provenienti da associazioni di ogni tipo. Poi per caso un’amica mi ha informato che all’ospedale sarebbe iniziato un corso per volontari con gli Amici della Pediatria e ho iniziato a frequentarlo. Poche rispetto all’affluenza di quest’anno, ma sempre molto motivate – continua Paola -. In qualche mese sono stata introdotta nel reparto e mi sono avvicinata ad un mondo fatto di dolore, ma anche di grande speranza. E ora non posso più fare a meno di quel turno settimanale che mi permette di aiutare le mamme e i loro bambini: è una responsabilità che è diventata parte integrante della mia vita, della mia giornata fatta di tanti pezzetti che si incastrano.
Una parte speciale che mi coinvolge completamente e mi tiene impegnata con la mente, ma anche con lo spirito». Ci vuole discrezione ad affrontare il dolore, ci vuole energia a giocare e a sorridere per quei bambini, ci vuole una grande serenità per trasmettere tranquillità e forza d’animo alle famiglie e «per costruire un rapporto di empatia con il bambino: è lui a dettare le regole della relazione, molto spesso ad avvicinarti, a cercarti dopo che hai giocato con lui il giorno prima.
Mi capita di stare con i bambini che stanno riposando, spesso li aiuto a mangiare, in altre occasioni giochiamo insieme: quando mi assento per qualche settimana dalla Pediatria, per le vacanze estive per esempio, non posso fare a meno di pensare ai genitori e al fatto che, con le miei ferie, non ho potuto giocare con i loro bambini, non ho ascoltato i loro racconti». E non aspettiamoci, per forza, lacrime e dolore: con queste mamme e papà, con i quali si crea nel tempo una relazione di amicizia e di confronto, si parla anche della vita quotidiana, «di progetti, di sogni, dell’autunno che sta arrivando: il volontario ascolta e cerca di trasmettere alle famiglia dei piccoli degenti uno spaccato di vita il più possibile “normale”.